Les Chartreux di Parco Orsini

Allevamento Amatoriale del Gatto Certosino

cucciolo
cucciolo

Ai Gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza fare rumore. Ernest Hemingway

  • “ Il gatto lecca raggi di luna nella scodella dell'acqua, pensando che siano latte.” (Proverbio indù)
    “Il gatto: un leone pigmeo che ama i topi, odia i cani e tratta con condiscendenza gli esseri umani.” (Oliver Herford)
    “Quando le nostri menti non sono offuscate dalle nostre peggiori qualità, i gatti promuovono una nostra tendenza istintiva: quella di interessarsi, nutrire e prendersi cura degli altri.” (Donald Engels)
    “Il gatto è molto complesso, più complesso della fisica nucleare.” (Roberto Marchesini)
    “Il gatto è stato descritto come l'animale perfetto. l'acme della perfezione muscolare e l'esempio supremo nel regno animale di coordinazione tra mente e muscoli.” (Roseanne Ambrose-Brown)
  • "Ho studiato diversi filosofi e tantissimi gatti;
    la saggezza dei gatti è decisamente superiore."
    Hippolyte Taine
  • “Un gatto è un gentiluomo: elegante nell'atteggiamento, dalle maniere squisite e con una passione per i combattimenti corpo a corpo, sfrenate storie d'amore, duelli al chiar di luna e canti di gioia.” (Pam Brown) “
Sveva Del Balzo
Sveva Del Balzo

La funzione del gatto è di essere un totem moderno, una specie di incarnazione emblematica e protettrice del focolare, un riflesso benevolo di quello che sono gli inquilini della casa.

Muriel BarberyL'eleganza del riccio, 2006

 

Come grandi sfingi che da un’eternità riposano in nobile atteggiamento, sulla sabbia del deserto, essi, con disinteresse, osservano il nulla, calmi e saggi. Prendono, meditando, gli atteggiamenti delle grandi sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano addormentarsi in un sogno senza fine.
Charles Baudelaire

Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza fare rumore..
 Ernest Hemingway 

E il gatto disse: “Non sono un amico e non sono un servo, io sono il gatto che cammina da solo, e tutti i posti sono uguali per me, e voglio entrare nella tua caverna! “

- Rudyard Kipling-

 

 


IL CERTOSINO: BLU DI RAZZA

Le origini, la storia, lo standard e il carattere del più famoso gatto blu.

• LO STANDARD

Il corpo è di taglia medio-grande; è massiccio, compatto, muscoloso, con spalle forti  e petto profondo. La testa è tondeggiante ma non bombata, grossa, con mascelle possenti e guance pronunciate, soprattutto nei maschi. Il naso è di lunghezza media, dritto, il mento è deciso, in linea con la punta del naso. Gli occhi sono grandi e distanziati, rotondi di colore dal rame all'oro, con una prevalenza di arancione brillante. Il Certosino deve dare l'impressione di sorridere con gli occhi e le labbra. Le orecchie sono di media grandezza, piazzate sulla sommità del capo. L'ossatura è grande, il collo corto e muscoloso. La coda è di lunghezza media, le zampe proporzionate al corpo, non troppo alte ma forti e muscolose, i piedi larghi e tondi. Il mantello è folto, lucente, sostenuto da un fitto sottopelo lanosolanoso e fitto, dall'uniforme tonalità blu-grigio chiara. Deve essere voluminoso, leggermente sollevato dal corpo.

 

IL CARATTERE

L'aspetto caratteristico del temperamento del Certosino è l'equilibrio: è un gatto né invadente né timido, mediamente attivo e reattivo, poco o pochissimo vocale. E' affettuoso e socievole, ma non ha una richiesta di attenzioni elevata, e se tollera bene la solitudine, può però essere riservato con gli estranei. Proprio perché mantiene un certo grado di indipendenza, non ama essere costretto tra le braccia contro la sua volontà. Accetta la presenza di altri gatti, con i quali tende ad essere socievole. Il suo comportamento con l'uomo cambia se si ha un solo gatto o più: un gatto solo tende ad essere più legato all'uomo, a seguirlo e cercarne la compagnia. Se si hanno più gatti, il Certosino tende a passare più tempo con i compagni felini. Matura lentamente, il carattere cambia tra i nove e i dodici mesi, i gattini sono vivacissimi. E' poco aggressivo, e come in molte razze, il maschio è più tranquillo e disponibile alle coccole, la femmina più indipendente e più attiva. Può vivere in casa, ma apprezza avere libero accesso al giardino.

 

BLU, GRIGIO O NERO DILUITO?

Il carattere blu del pelo si è probabilmente manifestato per la prima volta proprio nelle steppe orientali, e da qui si sarebbe diffuso in Europa. Il blu è in realtà un grigio uniforme, senza tracce di altri colori, e blu devono essere la pelle, e il naso, le labbra e i cuscinetti plantari. Il blu deriva dal nero, per una mutazione provocata dall'allele "d", che diluisce il pigmento, che si deposita irregolarmente su ogni singolo pelo. Nel Certosino quanto più il nero è diluito, quanto più l'esemplare è pregiato. Lo standard ammette tutte le tonalità del blu, ma esclude ombre, striature, riflessi o ciuffi di altro colore. Alcuni cuccioli possono presentare un disegno tabby, degli anelli più scuri sulla coda o leggere striature, che scompaiono verso l'anno di età. Solo dalla seconda o dalla terza muta il mantello raggiunge lo sviluppo definitivo.

 

LA STORIA ANTICA

Il carattere del pelo blu, una forma diluita del nero solido, sarebbe comparso inizialmente nel medio oriente, in Siria e nelle steppe asiatiche, e sarebbe quindi stato introdotto in Europa attraverso le vie di mare. La varietà si diffonde soprattutto in Francia, distribuendosi in alcune zone le isole bretoni, la foresta di Lyons in Normandia, la regione attorno a Parigi, ed è quindi conosciuta come Blu di Francia fino dal sedicesimo secolo. Nel 1700 la razza è citata nel "Sistema naturae" di Linneo, e nella celebre "Histoire Naturelle" del naturalista George Louis Buffon, che lo classifica come Felis catus coeruleus (gatto domestico blu). La prima citazione del nome risalirebbe al 1723, quando Savarry des Bruslon riporta una definizione del gatto dal mantello grigio-blu nel "Dictionnaire universel du commerce, d'histoire naturelle et des Arts et Mètiers". La preziosa pelliccia del Certosino è molto apprezzata dei pellicciai, che ne fanno largo uso fino al 1800. Non a caso, il nome Chartreux non deriverebbe dagli omonimi monaci quanto piuttosto da una famosa qualità di lana spagnola dei primi del settecento, detta appunto la "pile des Chartreux", come suggerisce la scrittrice Jean Simonnet nel libro "Le chat des Chartreux".

 

LA STORIA MODERNA

La razza era conosciuta nell'ambiente catofilo dalla fine del 1800, quando in Gran Bretagna si organizzano le prime esposizioni feline, ma non era distinta dai gatti di diversa origine, e con un simile pelo corto di colore blu. La selezione inizia solo nel primo dopoguerra, quando le sorelle Christine e Suzanne Léger scoprono una colonia di Certosini sull'isola di Belle Ile, al largo delle coste nord occidentali della Bretagna (Francia). L'allevamento da i primi frutti già l'anno successivo: all'esposizione di Parigi del 1931 la femmina Mignonne de Guerveur vince il titolo di miglior gatto in gara. Con la Seconda Guerra Mondiale la razza rischia nuovamente l'estinzione; negli anni successivi, per salvarla, viene incrociata con Persiani e British blue, riducendo così ulteriormente il numero di esemplari puri. A causa di questi incroci, che avevano diluito le caratteristiche peculiari della razza, negli anni '70 la FIFe decide di accorpare gli standard del Certosino e del British Blue. Solo nel 1977 il Certosino conquista nuovamente uno standard separato, grazie anche al successo ottenuto dalla razza negli Stati Uniti. Per rinsanguare la razza in purezza, diversi soggetti sono stati reimportati in Francia proprio dagli Stati Uniti.

 

Fonte: http://www.waggingweb.com

 

 

Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l'uomo non può vedere. È lo spirito dell'antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. È parente dei signori della giungla, erede dell'Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato.

 (Howard Phillips Lovecraft)

 

Allevamento del gatto certosino

Da Mark Twain a Kipling a Hemingway: quando lo scrittore è anche gattofilo

L'insegnamento di Huxley ai suoi allievi: «Se volete scrivere, tenete vicino un gatto»

 

 

Dal 1990 Mursia edita la collana «Felinamente & C.» dedicata ai gatti e ai grandi scrittori gattari: un centinaio i titoli pubblicati che comprendono, oltre ai manuali per vivere con i piccoli felini anche capolavori della letteratura come "Il gatto bianco" di Drumguinnol di J.S Le Fanu;   di Mark Twain,  "Tom Quartz & altri gatti".

L'invio di Dana Da e Il gatto che se ne andava da solo di Ruyard Kipling, Vite di due gatte di Pierre Loti; Serraglio Privato di Theophile Gautier, Misti di Gui de Maupssant e il celeberrimo Il gatto nero di E.A. Poe. Non mancano i romanzi per lettori gattari/giallisti come la serie di Alice Nestleton, scrittrice americana (Un gatto dal nome qualunque, Un gatto di uno strano colore, Un gatto nella scuderia) che sulla scena del crimine non fa mai mancare un gatto.   

Molti sono gli scrittori e i poeti che sono debitori ai gatti di ispirazioni letterarie. Aldous Leonard Huxley ai suoi allievi che gli avevano chiesto il segreto per avere successo in letteratura rispose: «Se volete scrivere, tenete vicino un gatto». Ernest Hemingway ha sempre vissuto con colonie di gatti, il più famoso dei quali era Snowball, il felino a sei dita. I discendenti di Snowball sono stati recentemente protagonisti di una querelle giudiziaria. I 53 pronipoti sono diventati un' attrazione turistica per chi visita la casa-museo dello scrittore a Key West ma hanno suscitato le ire di chi vive nel quartiere. Risultato ne è nata una causa giudiziaria che ha opposto i curatori del museo al Tribunale federale. Per fortuna dei gatti il comune di Key West li ha messi sotto tutela dichiarandoli «parte integrante della storia e dell'ambiente di casa Hemingway» e stabilendo che possono continuare a vivere nella casa dove fu ultimato il celeberrimo romanzo "Addio alle Armi".

Altro scrittore con passioni gattare è stato Pablo Neruda che ha dedicato al gatto un'ode. Prima di lui avevano trovato ispirazione nei musi dei mici Charles Buadelaire, William Wordsworth (1770-1850) e Heinrich Heine (1797-1856). Anche il nostro Torquato Tasso (1544-1595) scrisse "Sonetto per i miei gatti"  mentre l'immortale Francesco Petrarca (1304-1374) amava teneramente il proprio micio per il quale scrisse, così si racconta, un epitaffio che recita: «Secondo solo a Laura». Nutrita la pattuglia di scrittori francesi sedotti da coda e baffi: Dumas, Balzac, Theophile Gautier e Guy de Maupassant. Celine immortalò il suo gatto Bebert, che accompagnò lo scrittore e la moglie nella fuga dalla Francia, nelle pagine di Trilogia del Nord. Impazzivano per i gatti Checov, sir Walter Scott, Miguel de Cervantes, Alexander Dumas e Colette.

http://www.corriere.it